I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia
Cinzia Canneri
Apertura:
20 Marzo 2026, Ore 17:00
Palazzo Gil (Campobasso)
Date e Orari Mostra:
20 Marzo 2026 – 30 Aprile 2026
da Martedi a Giovedì | 17–20
da Venerdì a Domenica | 10–13 e 17–20
Giorno di Chiusura: Lunedì
Biglietto unico per le due mostre: 7 Euro
I Corpi delle Donne come Campi di Battaglia
di Cinzia Canneri
Il progetto Women’s Bodies as Battlefields nasce nel 2017 dalla volontà di Cinzia Canneri di indagare le questioni di genere nei territori segnati dall’eredità coloniale italiana, contesti in cui le donne hanno subito una doppia forma di oppressione: quella patriarcale e quella derivante dalle strutture di potere post-coloniali. In una prima fase, l’autrice concentra la propria attenzione sulle donne eritree costrette a fuggire da uno dei regimi più repressivi al mondo e a cercare rifugio in Etiopia. Con l’invasione del Tigray nel novembre 2020 da parte dell’esercito federale etiope, sostenuto dalle forze eritree e dalle milizie amhara, la ricerca si amplia includendo anche le donne tigrine, che insieme alle eritree intraprendono la fuga dal nord dell’Etiopia verso i campi profughi di Addis Abeba e del Sudan.
Attraverso questo lavoro, Cinzia Canneri analizza le condizioni di vita di donne eritree e tigrine lungo i confini di tre Paesi strettamente interconnessi sul piano geopolitico — Eritrea, Etiopia e Sudan — mettendo in relazione le loro storie individuali con dinamiche storiche e politiche condivise. L’accostamento delle testimonianze delle due comunità rappresenta un elemento centrale del progetto: le violazioni dei loro diritti, in particolare durante la guerra nel Tigray, sono state a lungo poco analizzate o insufficientemente denunciate, compreso l’uso sistematico della violenza sessuale come arma di guerra contro donne di entrambe le appartenenze etniche. Le Forze di Difesa Eritree hanno infatti utilizzato la violenza sessuale come strumento bellico sia contro le donne eritree, punite per aver tentato la fuga, sia contro le donne tigrine, colpite come parte di una strategia di annientamento. In questo scenario, il corpo femminile diventa un vero e proprio campo di battaglia, uno spazio su cui si esercitano potere e dominio senza distinzione di frontiere. L’autrice restituisce questa realtà con uno sguardo rigoroso e partecipe, evitando la spettacolarizzazione del dolore e privilegiando una narrazione fondata sull’ascolto.
Il progetto si è sviluppato anche grazie al sostegno della diaspora eritrea e tigrina, attraverso attivisti e organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani. Da questa collaborazione è nato il collettivo “Cross Looks”, composto da donne italiane e africane, con l’obiettivo di costruire una narrazione condivisa e intersezionale capace di intrecciare le dimensioni di genere, classe, razza e altre forme di disuguaglianza sociale.
Nella fase conclusiva della ricerca, Cinzia Canneri sceglie di spostare il centro della narrazione: il corpo non è più soltanto simbolo della violenza subita, ma diventa anche luogo di forza, cura e possibilità di resistenza. L’autrice rifiuta una lettura semplificata della resilienza come “risoluzione positiva” e la interpreta piuttosto come un processo complesso, attraversato da tensioni ed emozioni contrastanti, capace di trasformare il trauma in consapevolezza e energia vitale.
Il dialogo tra culture differenti ha consentito a Cinzia Canneri di sviluppare uno sguardo plurale e radicale, uno spazio condiviso da cui osservare, creare e immaginare alternative e nuovi mondi, in sintonia con la prospettiva critica proposta dall’autrice e teorica femminista Bell Hooks nel saggio Black Looks. Il progetto ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale vincendo il World Press Photo 2025 nella categoria Long-Term Projects per la regione Africa, confermando la rilevanza globale e la profondità etica di una ricerca che unisce indagine documentaria, responsabilità politica e forza narrativa.
Biografia
Nella fase conclusiva della ricerca, Cinzia Canneri sceglie di spostare il centro della narrazione: il corpo non è più soltanto simbolo della violenza subita, ma diventa anche luogo di forza, cura e possibilità di resistenza. L’autrice rifiuta una lettura semplificata della resilienza come “risoluzione positiva” e la interpreta piuttosto come un processo complesso, attraversato da tensioni ed emozioni contrastanti, capace di trasformare il trauma in consapevolezza e energia vitale.
Il dialogo tra culture differenti ha consentito a Cinzia Canneri di sviluppare uno sguardo plurale e radicale, uno spazio condiviso da cui osservare, creare e immaginare alternative e nuovi mondi, in sintonia con la prospettiva critica proposta dall’autrice e teorica femminista Bell Hooks nel saggio Black Looks. Il progetto ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale vincendo il World Press Photo 2025 nella categoria Long-Term Projects per la regione Africa, confermando la rilevanza globale e la profondità etica di una ricerca che unisce indagine documentaria, responsabilità politica e forza narrativa.
https://www.cinziacanneri.com/